ora et… labora
Canto liturgico
La nostra Comunità, in accordo con i principi della Chiesa, utilizza ancora il canto gregoriano accompagnato con l’organo per le Ore Liturgiche maggiori, Lodi e Vespri, e la S. Messa, mentre per le altre ore (Ufficio delle letture, Terza, Sesta, Nona e Compieta) usa melodie a più voci in italiano accompagnate con la cetra.
Il canto gregoriano non è di immediata comprensione, sia per la lingua latina che per la diversa notazione musicale. Tuttavia quando si impara a gustarlo e a cantare la Parola in questo modo, si comincia ad amarlo, comprenderlo e … a preferirlo.
La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne (SC 112).
Il vero fine della musica sacra è la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli (Cfr.Ibidem).
La tradizione monastica attribuisce alla musica un ruolo principale nello svolgimento del colloquio tra Dio e l’uomo. Fra tutti mezzi e i segni della preghiera liturgica la musica non va considerata come un elemento ornamentale che si aggiunge alla preghiera quasi dall’esterno, ma piuttosto come una parte integrante ed efficace della stessa lode divina (Direttorio per la celebrazione dell’Opus Dei. Principi teologici e celebrativi della Liturgia delle Ore monastica – Parte I, n. 6).
La celebrazione in canto dell’Ufficio divino è la forma più consona alla natura di questa preghiera ed è segno di una maggiore solennità e di una più profonda unione dei cuori nel celebrare la lode di Dio. Questa forma è vivamente raccomandata a coloro che celebrano l’Ufficio divino in coro o in comune (Principi e norme per la Liturgia delle Ore, n. 268; Musicam Sacram, n. 37).
Nella celebrazione della Liturgia delle Ore il canto, dunque, non si deve considerare come un certo ornamento che si aggiunge alla preghiera quasi dall’esterno, ma piuttosto come qualcosa che scaturisce dal profondo dell’anima che prega e loda Dio, e manifesta in modo pieno e perfetto il carattere comunitario del culto cristiano (SC 270).
La Chiesa riconosce il canto gregoriano come canto proprio della liturgia romana; perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale. Gli altri generi di musica sacra, e specialmente la polifonia, non si escludono affatto dalla celebrazione dei divini uffici (SC 116).
Nella liturgia il canto[…] è sempre ordinato al servizio della parola, in quanto conferisce ad essa una nuova dimensione espressiva a livello di preghiera. I monaci […] nelle celebrazioni liturgiche preferiscono la forma cantata, a prescindere dai generi musicali adottati, perché il canto è un mezzo eccellente per proclamare i testi liturgici in modo tale da giovare realmente alla migliore preghiera dell’assemblea (Direttorio per la celebrazione dell’Opus Dei – Parte I, n. 6).
