san Benedetto
Chi è il monaco
Al turista o al visitatore che passa per conoscere il Monastero e la sua storia, può venire spontanea la domanda: ma chi sono le monache che da secoli abitano questo luogo e tengono viva la tradizione monastica?
Il monaco è un uomo in ascolto, che attira nel suo silenzio d’amore ogni fratello, per ricondurlo a Colui che parla all’uomo dall’eternità: Dio. I monaci, infatti, ricercano l’Assoluto. Con la loro scelta di una vita povera e umile, casta e obbediente, nella stabilità della comunione fraterna, silenziosamente, ma eloquentemente, i monaci gridano a tutti che Dio c’è, Dio è tutto, Dio solo basta.
Rispondono all’invito che risuona all’inizio della Regola Benedettina: Ascolta, o figlio (Prol 1), invito rivolto all’uomo peccatore per compiere il cammino di ritorno al Padre, dal quale il peccato l’ha separato. La vocazione monastica diventa efficace esternazione (o manifestazione) della vocazione religiosa dell’uomo, creatura di Dio: il monaco è un figlio di Dio che desidera vivere con radicalità il suo battesimo, abbandonandosi nelle mani del suo Creatore, collaborando con Lui come suo docile strumento, nella consapevolezza che è Dio il vero regista della storia. Egli è un richiamo ai valori essenziali dello Spirito e dell’interiorità, desideroso di aiutare l’uomo, suo fratello, a ricuperare il suo vero volto di figlio di Dio.
Egli desidera sempre più conformarsi a Cristo, che vive nel mondo, ma non è del mondo e aspira alla patria celeste, dove la sua vita di conversione apparirà alla fine dei tempi. Sostenuto dalla prospettiva di incontrare Cristo dopo la morte, vive proteso a ‘cercare le cose dell’alto’ mentre contribuisce al benessere e all’evoluzione della città terrena, intesa come realizzazione del regno di Dio qui in terra: è questa l’essenza del messaggio sempre attuale del monachesimo.
Il monaco conosce l’umanità del proprio tempo, di cui fa parte; sostenuto dalla grazia di Dio, per tutti desidera essere capacità di ascolto obbediente, attenzione vigilante, accoglienza riverente di Dio: compie questo cammino interiore anche per chi non sa o non vuole o non può farlo.
Il monaco è l’uomo della preghiera, per sé e per tutti, indistintamente. Come solidi piloni, i sette appuntamenti quotidiani della preghiera comunitaria benedettina (Mattutino, Lodi, Terza, Sesta, Nona, Vespri, Compieta) con la celebrazione eucaristica e la “lectio divina” personale, reggono la sua vita e lo svolgersi di ogni singola giornata. Sette volte al giorno (cioè incessantemente), il monaco loda il Signore, alzandosi anche di notte. Per alimentare e rendere viva la preghiera continua, egli si nutre della Parola di Dio, attinta dalla Bibbia e soprattutto dal Libro dei Salmi: li canta tutti, 150 ogni settimana, distribuendoli nelle singole ore liturgiche, a partire sempre dalla domenica, primo giorno della settimana in quanto “giorno del Signore”.
Scrive una nostra consorella nel suo libro ‘Memorie’ dopo aver trascorso alcuni anni in un campo di concentramento nazista: “È in vista del divino incontro che Iddio ha chiamato il monaco alla solitudine, perché lungi dagli uomini e dalle tormentate cose del mondo, nella preghiera e nella penitenza, lo sguardo dell’animo si affinasse e mentre il mondo si allontana dagli occhi, dalla mente, dai ricordi e dal cuore, Iddio invada quest’anima che non vuole altri che lui… La solitudine è l’attuazione di un distacco… Il monaco è l’uomo distaccato, spogliato, nudo, la cui dimora è Dio stesso, dove egli si è nascosto con Gesù Cristo. Egli vede che il destino della grazia illumina la sua solitudine, solamente se fino all’ultimo respiro ha la volontà di non domandare niente alla terra…”. (M. ZAMBON, Memorie, 123-124).
