La nostra sorella Sr. Maria Lieta Screm era nata a Paularo (Udine) il 26 settembre 1939 in una numerosa famiglia: con molto orgoglio diceva di essere una montanara, la dodicesima di 15 figli. Giovanissima entrò nell’Istituto delle ‘Suore Dimesse’ di Udine, che riunisce la dimensione contemplativa con l’attività apostolica. Dopo poco si ammalò per tubercolosi ossea e, pur adeguatamente curata, a 22 anni dovette subire la resezione della testa dell’omero sinistro. Nonostante questa menomazione, che le rendeva il braccio sinistro più fragile e con gli anni un poco più corto dell’altro, non si è mai tirata indietro nel lavorare e faticare. Con il diploma di insegnante di scuola materna, si dedicò con tanta generosità all’educazione dei fanciulli: alcuni non l’hanno dimenticata neppure dopo tanti anni e si facevano vivi con uno scritto, una telefonata … . Conosciuta la nostra Comunità ‘per caso’, ossia per disegno provvidenziale, sente risvegliare in lei il desiderio della sola vita contemplativa. Con grande dispiacere delle sue consorelle, che non accettarono questa sua scelta, nel gennaio 1986 entrò nella nostra Comunità e in agosto fece la Vestizione. Poi il 6 agosto 1989, nella Festa della Trasfigurazione, pronunzia i Voti Solenni. Ha subito messo radici in questo luogo santo, nutrendo un grande affetto per la nostra Beata Beatrice II d’Este. In Comunità, già al tempo del Noviziato, si è adattata ad una vita più austera, con minori comodità. Di carattere esigente, abituato a organizzare e a dirigere, ha svolto con dedizione il servizio di Guardarobiera e per molti anni quello di Celleraria. Di natura socievole, ha anche svolto con affabilità e competenza il servizio di accogliere le persone che chiedono di visitare gli affreschi del nostro Coro Monastico. Col passare degli anni la sua possibilità di svolgere un’attività si è ridotta, ma è sempre stata disponibile a scendere in laboratorio ad eseguire le piccole riparazioni degli indumenti del guardaroba. Sua passione era cucire a macchina, tanto che la Comunità ha sempre ‘inventato’ dei lavoretti – che le proponevamo come urgenti – per darle la soddisfazione di cucirli. Poi, inaspettatamente, ha scoperto la passione di realizzare le corone del S. Rosario, unendo i vari grani col filo metallico. Si impegnava in questo lavoro con una sorprendente assiduità, perfino eccessiva. E quando le si diceva di sospendere un po’, perché le mani si affaticavano troppo, prontamente rispondeva che era una montanara della Carnia e che doveva guadagnare qualcosa per la Comunità che per lei tanto si prodigava. L’ultimo anno lo ha trascorso in cella, ma, pur sottratta alla vita comunitaria, ha trovato una serenità d’animo mai vista prima: sempre sorridente, sempre grata, accoglieva chi entrava nella sua cella con un largo e accattivante sorriso. Nell’ultimo mese è rimasta ferma a letto, ma sempre attenta alla liturgia che ascoltava col collegamento tra Coro e Infermeria. E all’arrivo della Madre e delle sorelle, non mancava di dire: come avete cantato bene! La sera del 26 dicembre, dopo aver ancora mangiato qualcosa, senza disturbare è andata in Cielo. Amava molto i bambini ai quali aveva dedicato parte della sua vita. Morire nell’Ottava di Natale non è certo casuale: sembra che Gesù Bambino la volesse in cielo con Lui per farlo divertire ascoltando le sue filastrocche, datate nel tempo, ma sempre efficaci a esprimere l’Amore per Lui. Ora potrà riprendere la vita comunitaria nella liturgia del cielo. Riposi in pace.

La Madre Abbadessa e la Comunità. Ferrara, 27 dicembre 2025