Intervento di P. Robero Nardin O.S.B. Oliv. Monaco dell’Abbazia Santuario S. Maria del Pilastrello di Lendinara (RO)

Rev.da e cara Madre, Rev.do Vicario Generale, tutti voi amici del Monastero e tutti voi qui convenuti, il mio più cordiale saluto di benvenuto. Ritengo un grande onore e piacere aver risposto in modo positivo alla Madre che mi ha invitato ad essere con voi qui questa sera e ancor più di dover parlare, con grande piacere, dell’ospitalità benedettina. Sarò breve e non tanto per dire: sarò breve, perché i locali meritano il nostro sguardo attento.
Però due osservazioni su cosa si intenda per ospitalità benedettina. Abbiamo sentito che San Benedetto lo tratta in un capitolo speciale, il 53°. Già questo vuol dire che per il Santo di Norcia, l’ospitalità non è qualcosa di transitorio, ma è importante al punto di dedicarle un capitolo apposito. Nel testo si dice che gli ospiti non mancano mai in Monastero. Se partissimo da lì sembrerebbe che San Benedetto voglia dare un ordine alla ospitalità, perché gli ospiti sono troppi. Invece non è così. La prima cosa, infatti, che dice e abbiamo ascoltato: tutti gli ospiti siano accolti come Cristo in persona. Quindi, si regola l’ospitalità, si danno indicazioni sull’ospitalità, non perché sono troppi gli ospiti e altrimenti ci sarebbe confusione. C’è un dato teologico e spirituale: sono Cristo. E lo ripete due volte: gli ospiti sono Cristo. A volte dovremmo pensare a questo, non solo per il Monastero: l’altro è Cristo. Tutti. Se pensiamo che Cristo ha detto di amare i propri nemici, figurarsi se l’ospite non sia Cristo.
Ma l’ospitalità benedettina potremmo descriverla in tre dimensioni. Se andiamo alla fine del capitolo 53°, lì si descrive che la Foresteria sia un luogo a parte, sia arredata di tutto punto, i letti ben ordinati … Quindi potremmo dire che il primo livello dice che la Foresteria sia comoda, come è comoda questa sala, come è comoda tutta la Foresteria che andremo a vedere: quindi ci si sta bene, il nostro corpo deve starci bene, possibilmente si mangia bene, c’è silenzio … comodo, proprio bello. Primo livello. Ma, questo lo da anche un albergo!
Allora c’è un altro livello. L’Abate o un suo designato, stia con l’ospite, si mostri in comunione con lui e quindi quell’ospite potrà aprire il cuore … Ma questo lo può fare uno psicologo tranquillamente, non è necessario andare in Monastero. Quindi, i primi due livelli non sono nulla di che: sono a livello umano. Mangiar bene, stare bene, dormire bene, poter aprire il cuore con qualcuno che mi capisce, che mi dà una botta sulle spalle, ‘su tranquillo che passerà tutto’.
Ma c’è un terzo livello che è solo quello monastico e cioè ‘accogliere come Cristo in persona’. E con l’ospite si prega insieme e si leggono alcuni testi della Bibbia per sua edificazione. È il livello spirituale.
Quindi potremmo dire e concludo: l’ospitalità monastica è completa. Solo quella monastica è completa, perché riguarda il corpo, la psiche, l’anima, ma riguarda anche lo Spirito, il rapporto con Dio. Quindi invito ad usare questa ospitalità, visto che siamo a Ferrara in centro città …
Vedo con grande piacere la sala, lo dico alle monache, completamente piena, voi non la vedete, ma completamente piena con ottimo effetto! Spero che in futuro questa foresteria sia usata dalla città di Ferrara come polmone spirituale per la città oltre che per la Diocesi.

Trascrizione da registrazione


Intervento di Monas. Massimo Manservigi, Vicario Generale della Diocesi di Ferrara – Comacchio

Prima della benedizione degli ambienti, io volevo semplicemente ringraziare le nostre sorelle.
Normalmente quando succedono eventi di questo tipo, ovviamente si pensa: ‘ma cosa c’è dietro!’ Certamente qui abbiamo i responsabili del Comune che hanno fatto un lavoro straordinario, ma diciamo che davvero tutto questo ha avuto direttamente a che fare con la forza della debolezza, con la forza delle nostre sorelle che, diciamo così, vivono essenzialmente di preghiera, di vita monastica. E oggettivamente hanno dimostrato una straordinaria capacità di volere questo luogo, di volerlo, perché diciamo così, sembrava il secondo polmone! Respirare con un solo polmone, si respira male. Credo che Madre Maria Ilaria abbia sempre manifestato questa esigenza, di avere il senso di una ricostruzione di quello che era il Monastero in tutta la sua integralità. E questo non perché serva a loro, questo serve per introdurre in un mondo, finalmente per ridonare alla città, ma soprattutto a tutti coloro che vogliono approfittare di questa bellissima dinamica della ospitalità benedettina, qualche cosa che non avevamo più. Diciamo così: ci si accorge che qualcosa ci manca soltanto quando ci viene ridato. Qualche volta si vedono in televisione le pubblicità dove si vede l’apparecchio acustico per cui il nipote parla con la nonna, pronunzia il suo nome e questa per la prima volta sente la bambina pronunziare il suo nome; ed è come se dicesse: non sapevo che esistesse una cosa simile. Prova una gioia immensa, che è una gioia interiore.
Allora io direi, ringraziamo la fede della nostra Comunità benedettina, ringraziamo il desiderio veramente, straordinariamente efficace di perseguire questo progetto, in unione ovviamente con le Istituzioni, con il Comune in primo luogo, con gli Architetti, con tutti coloro che hanno lavorato a questo progetto e che mi sento di ringraziare pubblicamente. Sarà per noi davvero un modo nuovo di vivere: non abbiamo più in città un luogo dove fare un ritiro spirituale, per potere avere un momento di raccoglimento: questo si è aperto come un dono di Dio. Per questo credo che dobbiamo ringraziare il Signore e dobbiamo approfittarne, quindi anche farlo conoscere e soprattutto fare in modo che sia il più possibile vissuto, diventi strutturalmente dentro il tessuto della nostra città, un punto di riferimento.

Trascrizione da registrazione

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