ora et… labora
Lavoro
I monaci si ritirano dal mondo per essere liberi di dedicarsi a Dio: questa scelta non equivale a rimanere in ozio, stare senza far niente. Essi realizzano questa libertà con il lavoro delle mani e dello spirito. La giornata del monaco viene così ad essere ordinata con sano equilibrio. Le varie attività manuali e spirituali si compenetrano e costituiscono un unico “servizio divino”. L’esperienza secolare ha dimostrato la validità di questo ordinamento e il programma della vita benedettina ha potuto essere felicemente riassunto nel motto ora et labora.
L’ozio nuoce al vero bene dell’uomo, i fratelli devono, in tempi determinati, dedicarsi al lavoro manuale e in altre ore alla lettura divina. (RB c. 48)
Oltre le ore canoniche … stabilisci quanto tempo devi leggere… a diletto e istruzione dell’anima; nel resto del tempo abbi sempre la lana tra le mani. (S. Gerolamo alla vergine Demetriade, Ep. 130).
La giornata del monaco deve essere bene equilibrata nella sua suddivisione.
Lavoro è quello delle mani.
Lavoro è quello della mente e dello spirito.
Ci si esercita a compiere la preghiera con la serietà di un lavoro e il lavoro materiale come prosecuzione della liturgia.
La nobiltà del servizio non è in ciò che si compie, ma nella nobiltà con cui quell’incarico è svolto.
I monaci si sforzano, perché il tempo non sia più ‘mio’, ma di Dio, perché sia liberato da un possesso che potrebbe renderlo schiavo. Dunque, il monaco non ha un attimo di svago per sé? Lo svago come lo intende la nostra società non esiste più. Ogni istante è sempre un riposare nel Signore, liberi da ogni programma personale e soggettivo, capaci, invece, di rimanere stabiliti nel programma dato da Dio attraverso le mediazioni dell’Abate e dei fratelli: questa è la via che conduce alla piena libertà.
Se consentiamo che tutto il nostro tempo trascorra già ora in Dio, evitiamo di sciuparlo. Allora sgorga in noi una viva gratitudine per essere stati chiamati al servizio di Dio
Allora… tutto il tempo è libero, perché è tutto pieno di Dio, liberamente scelto.
LAVORO MANUALE
RB c.48,8 … poiché proprio allora sono veri monaci, quando vivono del lavoro delle loro mani, così come fecero i nostri padri e gli apostoli.
Il lavoro manuale è grazia: ci si deve dedicare ad esso con animo grato e generoso.
Lavorare è una necessità per ogni uomo. Così è per i monaci, che non vivono di ‘rendita’.
Dopo il peccato di Adamo il lavoro è diventato una fatica: i monaci desiderano riscattarlo come una ‘santa fatica’ e recuperarlo per il suo valore intrinseco in senso biblico. Il lavoro manuale è vissuto quale collaborazione all’opera creativa di Dio: per questo la giornata e il tempo sono a Lui totalmente consegnati, anche quello del riposo, vissuto non per sé soltanto, ma come ripresa di forze per servire ancora Dio e aiutare i fratelli.
La nostra comunità si occupa personalmente del quotidiano servizio fraterno in cucina e dispensa, in lavanderia e guardaroba, in sartoria, in infermeria, nei vari laboratori di Iconografia, Artigianato sacro e Tessitura, oltre all’impegno quotidiano di tenere pulito e ordinato l’ambiente messo a disposizione nostra, degli ospiti in Foresteria e della sagrestia con la Chiesa esterna e il Coro monastico, oggetto quotidianamente di visita.

