ora et… labora

Liturgia

La Liturgia non è “un qualcosa da fare”
ma una “Persona da incontrare”, affinché trasformi la nostra vita
in tutte le sue dimensioni.

La Liturgia delle Ore o Ufficio Divino
(Opus Dei)

Lungo i secoli, la preghiera pubblica e comune del popolo di Dio è stata ordinata in modo da formare un ciclo bene definito di Ore: la Liturgia delle Ore o Ufficio Divino. Essa, arricchita anche di letture, è principalmente preghiera di lode e di supplica, e precisamente preghiera della Chiesa con Cristo e a Cristo (Principi e norme per la Liturgia delle Ore, n. 2). Essa risponde all’invito del Signore di pregare sempre senza stancarsi (Lc 18,1).
Il divino ufficio, secondo la tradizione cristiana, è strutturato in modo da santificare tutto il corso del giorno e della notte per mezzo della lode divina (SC 84).
Nello scorrere delle ore del giorno, l’Ufficio afferra taluni momenti caratteristici del nostro vivere quotidiano. Lo svolgersi della giornata è ritmato dalla preghiera. Il momento contemplativo non è staccato dal resto quasi fosse una ‘evasione’ dalla vita reale. È piuttosto una ‘invasione’ del divino nel tessuto vivo delle nostre giornate. Ogni porzione di tempo del mio vivere si fa tempo di salvezza, per me e per tutta la Chiesa. Questo dà un senso nuovo a tutta la vita. Il Regno si costruisce solo con energie divine: l’Ufficio divino ne è, insieme all’Eucarestia, la sorgente quotidiana. La Liturgia dà così respiro a tutta la vita, e la vita conferisce larghezza e profondità alla celebrazione dell’Ufficio. Si vive di preghiera come si vive d’aria (Cfr. Mariano Magrassi, La spiritualità dell’Ufficio divino. Estratto da: Liturgia delle ore)
Sant’Antonio Abate, nelle sue ultime parole ai fratelli, disse: … respirate sempre Cristo e abbiate fede in Lui. Vivete come se doveste morire ogni giorno, vigilate su voi stessi (Atanasio di Alessandria, Vita di Antonio).
Lo Spirito Santo è l’artefice della preghiera: unificando tutta la Chiesa, per mezzo del Figlio la conduce al Padre (Principi e norme per la Liturgia delle Ore, n. 8). La fusione dei cuori è il segno più chiaro della forza unificatrice dello Spirito. Sant’Ignazio di Antiochia diceva con una bella immagine, che bisogna essere uniti… come le corde alla cetra. Per questo dalla vostra unità e dal vostro amore concorde si canti a Gesù Cristo. E ciascuno diventi un coro, affinché nell’armonia del vostro accordo prendendo nell’unità il tono di Dio, cantiate ad una sola voce per Gesù Cristo al Padre, perché vi ascolti e vi riconosca, per le buone opere, che siete le membra di Gesù Cristo. È necessario per voi trovarvi nella inseparabile unità per essere sempre partecipi di Dio (Ignazio Di Antiochia, Lettera agli Efesini).

L’Ufficio divino benedettino

La preghiera liturgica è il centro
della vita del monaco.

Cosa vuol dire questo? Che la realtà della vita del monastero, le attività e tutto quello che si fa, hanno nell’Ufficio divino un centro irradiante, e che quello che si irradia è l’atteggiamento adorante della presenza di Dio che il monaco deve portare con sé e di cui deve impregnare ogni ambito e aspetto della vita. Ciò che irradia il centro della presenza di Dio, di cui la liturgia è il culto prioritario e centrale, è in fondo il fatto che la centralità e la priorità oggettiva coltivate nella chiesa del monastero e nelle liturgie comuni diven- tino centralità e priorità di Dio nel cuore del monaco, diventino adorazione che abita il monaco, e che con lui irradia in tutti i momenti e le attività della giornata monastica.