oblati

Ut in omnibus
glorificetur Deus

Anticamente si offrivano i figli al Monastero perché fossero formati ed educati. Verosimilmente i primi oblati benedettini sono stati San Mauro e San Placido, figli di nobili, che San Benedetto accolse a Montecassino per dare loro un’istruzione e che poi accolse come monaci. Ora gli ‘oblatini’, come venivano detti i bambini affidati al Monastero, non ci sono più.
Oblato vuol dire ‘offerto’, come ‘le oblate’, il pane e il vino, portate all’altare al momento dell’offertorio.

L’oblazione è una chiamata, è un dono che aiuta a vivere in pienezza la propria vocazione individuale; l’oblato, pur vivendo all’esterno del Monastero, si impegna a porre Gesù al centro della sua vita con l’aiuto di San Benedetto e attraverso un vincolo molto forte con la comunità con cui si lega.
Scriveva l’Abate Gabriel Brasò: “L’oblato è un cristiano desideroso di vivere con convinzione e profondità il Vangelo e che ha scoperto nella Regola di san Benedetto un cammino di luce, che gli facilita la sequela di Cristo e lo stimola a servire Dio e i fratelli con un amore più puro e generoso nel proprio stato di vita …

Dice: nel proprio stato di vita. Gli oblati, uomini e donne, anche sposati e con famiglie, vivono nel mondo cercando di essere un esempio di credente carico di spiritualità benedettina, come persone che manifestano con coerenza una vita di preghiera, di lavoro, di obbedienza.
Per aiutare a mettere a buon frutto questo desiderio, la Chiesa ha emesso uno Statuto che serve a tradurre la Regola nella vita. In esso vi è una Premessa che dice così: tenendo conto l’importanza primaria che ha il Monastero di appartenenza dell’oblato, esso (lo statuto) ha carattere complementare.
L’oblazione è un dono ricevuto e va fatto fruttificare. Gli statuti dicono proprio questo: L’oblato si offre a Dio con l’oblazione ispirando il proprio cammino di fede ai valori della S. Regola e della tradizione monastica.
Ci sono tante spiritualità, ma l’oblato sceglie di seguire quella benedettina. Diversamente da altre spiritualità che creano un’unica fraternità,? l’oblato si lega a un Monastero specifico. L’oblazione, dicono gli statuti, è l’atto liturgico-spirituale riconosciuto dalla Chiesa, con il quale l’aspirante oblato, dopo un congruo periodo di formazione, fa l’offerta di sé stesso a Dio vincolandosi a una comunità benedettina determinata. … La scelta per l’appartenenza ad un Monastero deve rispondere essenzialmente ad un criterio di interesse spirituale. …

Nei confronti della comunità si crea un rapporto di familiarità, tanto che per l’oblato la Comunità diventa il punto di appoggio della sua vita e il Monastero il luogo dove sa di potersi sempre rifugiare. Il legame con la comunità diventa così forte da diventare il fondamento della sua vita. Tra Oblato e Comunità circola la carità: ogni oblato offre un aiuto secondo le sue capacità e la comunità sa di poter contare su di loro.
Lo statuto al n.7 dice: Gli oblati riconoscono nella comunità monastica il punto di riferimento primario del proprio cammino spirituale, e la comunità riconosce negli oblati una espansione articolata del proprio carisma, in un rapporto di reciprocità e di complementarietà.

Gli oblati di un Monastero sono stimolati a far crescere il clima di famiglia anche tra loro. Dice il n. 9: Gli oblati dello stesso monastero stabiliscano tra loro rapporti di amicizia fraterna, espressione dello spirito di carità che, in quanto li unisce alla comunità monastica, li unisce anche tra loro. Spontaneamente, spesso si visitano, si interessano gli uni degli altri, si genera una comunicazione umana e spirituale, oggi più veloce utilizzando i nuovi mezzi di comunicazione.

Nel cammino della vita, l’Abate è per l’oblato maestro e guida, colui che si fa carico delle sue gioie e preoccupazioni e che lo sostiene nel portarle, che lo accompagna dopo averlo accolto. Infatti: l’ammissione all’oblazione è fatta dall’Abate, che in ciò esplica il carisma del discernimento degli spiriti proprio del suo servizio.
Se la Regola chiede al monaco di non mancare agli atti comuni, all’oblato chiede di non trascurare la relazione con la comunità.

Ut in omnibus glorificetur Deus