IV DOMENICA T.P. anno C 2025

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PENSIERO DELLA MADRE

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RB 2,1-10

COME DEVE ESSERE L’ABATE

L’abate veramente degno di essere a capo di un monastero deve sempre ricordarsi di come lo si chiama e conformare al suo nome di padre tutto il suo agire. Per fede sappiamo, infatti, che nel monastero egli tiene le veci del Cristo; poiché viene chiamato con il suo stesso nome, secondo la parola dell’Apostolo: Voi avete ricevuto uno spirito da figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà, Padre». Perciò l’abate nulla deve insegnare, stabilire o comandare che si discosti dalla legge del Signore; mediante il suo insegnamento e le sue direttive faccia invece penetrare nel cuore dei discepoli il buon fermento della giustizia divina, sempre ricordandosi che nel tremendo giudizio di Dio dovrà rendere conto sia del proprio insegnamento, sia dell’obbedienza dei suoi discepoli. Sappia dunque l’abate che ricadrà su di lui – in quanto pastore – la responsabilità delle eventuali carenze che il Padre di famiglia troverà nelle anime a lui affidate. Al contrario, se il pastore si sarà dedicato con tutto lo zelo possibile al servizio di un gregge irrequieto e indocile, e avrà messo in atto ogni cura per guarire la loro malsana condotta, nel giorno del giudizio egli sarà assolto, e, con il profeta, potrà dire al Signore: Non ho nascosto la tua giustizia in fondo al cuore, la tua fedeltà e la tua salvezza ho proclamato, ma essi mi hanno deriso e disprezzato. Allora, sulle pecore ribelli alle sue cure, si abbatterà, castigo inesorabile, la morte.


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