IV DOMENICA T.O. ANNO A 2026

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PENSIERO DELLA MADRE

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RB 7,35-43

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L’UMILTA’

Il quarto grado di umiltà si raggiunge quando nell’obbedire, pur trovandosi di fronte a qualcosa di molto duro e contrariante per la natura, e persino di fronte a ingiustizie di ogni genere, si abbraccia la pazienza con maturo e consapevole silenzio interiore, e si rimane saldi, non ci si scoraggia né si indietreggia, poiché la Scrittura dice: Chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato; e ancora: Sii forte: si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore. Per dimostrare che il discepolo fedele deve saper sostenere per il Signore ogni genere di prova, la Scrittura mette queste parole sulla bocca di coloro che soffrono: Per te ogni giorno siamo messi a morte, stimati come pecore da macello. Ed essi, sicuri nella speranza della ricompensa divina, proseguono dicendo con gioia: Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di Colui che ci ha amati. In un altro passo la Scrittura dice: Dio, tu ci hai messi alla prova, ci hai passati al crogiuolo come l’argento. Ci hai fatto cadere in un agguato, hai messo un peso ai nostri fianchi. E per mostrare che dobbiamo sottometterci a un superiore essa continua in questi termini: Hai posto uomini sulle nostre teste. I discepoli obbediscono dunque al comandamento del Signore abbracciando la pazienza nelle avversità e nelle ingiustizie: percossi su una guancia, essi porgono anche l’altra; a chi toglie loro la tunica, cedono anche il mantello; costretti a fare un miglio di strada, essi ne fanno anche due, con l’apostolo Paolo sopportano i falsi fratelli e, offesi, rispondono con parole di bontà.


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