V DOMENICA T.Q. ANNO A 2026
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PENSIERO DELLA MADRE
RB 43,1-12
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MISURE DISCIPLINARI PER CHI ARRIVA TARDI ALL’OPERA DI DIO O ALLA MENSA
Quando è l’ora dell’Ufficio divino, appena udito il segno, si lasci tutto quanto si ha tra mano e si accorra con grande premura, ma insieme con gravità, per non offrire pretesto alla dissipazione. Nulla, dunque, si anteponga all’Opera di Dio. Chi, nelle Vigilie della notte, arriva dopo il «Gloria» del salmo 94 – che proprio per questo vogliamo si reciti in modo pacato e lentamente – non prenda il suo posto in coro, ma si metta all’ultimo o nel posto in disparte che l’abate ha destinato proprio per i ritardatari, in modo che siano visti da lui e da tutti. E stia là fino a quando, terminata la celebrazione dell’Opera di Dio, egli riparerà la sua mancanza con una pubblica penitenza. Abbiamo stabilito che i ritardatari si mettano all’ultimo posto o in disparte, perché, essendo sotto gli occhi di tutti, si correggano almeno per lo stimolo della vergogna che ne provano. Se infatti rimanessero fuori dall’oratorio, qualcuno certo tornerebbe a coricarsi e a dormire, oppure vi sarebbe chi, sedendo fuori, si darebbe alle chiacchiere, offrendo così una buona occasione al maligno. È dunque meglio farli entrare, perché non perdano tutta la celebrazione e abbiano modo di correggersi. Nelle ore del giorno, chi arriva all’Opera di Dio dopo il versetto e il «Gloria» del primo salmo che si recita dopo il versetto, si metta all’ultimo posto – secondo la norma sopra stabilita – e non presuma di unirsi al coro dei fratelli salmodianti prima di aver fatto la penitenza, a meno che l’abate non glielo conceda accordando il suo perdono. Sempre però a condizione che il colpevole si penta e ripari.
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