V DOMENICA anno C 2025

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PENSIERO DELLA MADRE

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RB 7,62-70

L’UMILTA’

Il dodicesimo grado di umiltà si ha quando il monaco, permeato di umiltà nell’intimo del cuore, con modesto atteggiamento la manifesta anche in tutta la sua persona a coloro che lo vedono. Celebrando l’Opera di Dio, trovandosi nell’oratorio, nel monastero, nell’orto, in viaggio, nei campi, ovunque insomma, sia quando è seduto che quando cammina o sta in piedi, egli tiene continuamente il capo chino, lo sguardo a terra, nella consapevolezza dei suoi peccati, sentendosi come uno che sta per comparire davanti al tremendo giudizio di Dio. E così va ripetendo senza posa nel suo cuore le parole che il pubblicano del Vangelo diceva, con gli occhi abbassati: Signore, non sono degno, io peccatore, di alzare gli occhi al cielo; e con il profeta dice pure: Mi sono curvato e umiliato fino all’estremo.
Ascesi dunque tutti questi gradi di umiltà, il monaco perverrà a quell’amore di Dio che, essendo perfetto, scaccia il timore. Grazie a quest’amore, ciò che prima faceva sotto lo stimolo della paura, comincerà a compierlo senza alcuno sforzo, quasi spontaneamente, spinto dalla buona consuetudine. Allora non agirà più per timore dell’inferno, ma per amore del Cristo e per l’abitudine al bene e la dolcezza che deriva dalla pratica delle virtù. Ecco quanto il Signore si degnerà di mostrare – con l’azione dello Spirito Santo – nel suo servo ormai purificato dai suoi vizi e dai suoi peccati.


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