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San Benedetto
Regola
La fama storica di San Benedetto è soprattutto affidata alla sua Regola, scritta a Montecassino; per essa egli è chiamato il Patriarca ed il Legislatore dei monaci d’Occidente. Si compone di un Prologo e di 73 Capitoli in cui confluiscono le voci della Sacra Scrittura e della Tradizione, del primo monachesimo e della vita spirituale della Chiesa. San Benedetto propone la Sua Regola come un aiuto per camminare sulla grande via del Vangelo – per ducatum Evangelii (RB Prologo 21) – e sulle orme di coloro che prima di noi vi si sono incamminati. Non la propone come un altro Vangelo, ma con essa vuole portare il nostro sguardo verso Cristo che ha fatto della volontà del Padre la sua norma di vita. La sua Regola, fortemente cristocentrica, libera chi la vuole seguire, da tutto ciò che il mondo ritiene importante e prioritario. San Benedetto scompare dietro a Gesù, dentro Gesù e alla sua Parola: mai si contrappone a Lui e ad Essa. E ci insegna a fare altrettanto, affinché il passaggio del Signore tra noi continui nella vita ordinaria, alimentato dalla lode. Lo sguardo attento a Gesù ci rende protesi alla Pasqua escatologica: Egli ci conduca tutti insieme alla vita eterna (RB 72,12).
San Benedetto prima di proporre la Regola ai suoi monaci l’ha vissuta egli stesso. Profondo conoscitore dell’uomo, non vuole stabilire nulla di pesante e di gravoso, mostrandosi nello stesso tempo esigente maestro e tenerissimo padre (RB 2, 24).
Ai suoi monaci chiede di correre con cuore dilatato … sulla via dei divini comandamenti (RB Prologo 49), di seguire Gesù sulla via dell’umiltà e dell’obbedienza, custodendo il silenzio e la solitudine del chiostro pur tenendo lo sguardo sempre aperto ai fratelli.
La sua grandezza è stata quella di avere avuto prospettive profetiche per il futuro, perché Cristo è il futuro (“Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine”).
Come scrive De Vogüè: “Benedetto trascorrerà la sua vita fuori del tempo politico, lontano dagli eventi della storia. Il suo carisma non era quello del profeta che annuncia giorno per giorno il disegno divino, ma dell’educatore che prepara l’avvenire. E’ vivendo e scrivendo la sua Regola che quest’uomo di Dio lavorerà per i suoi fratelli del futuro sia barbari che romani, non solo sul posto, ma ben oltre le frontiere dell’Italia”.
Uomo di pace e di equilibrio spirituale, il monaco è segno di questa dimensione escatologica, in una società che sta parlando un altro linguaggio.
Quello del monachesimo è un invito rivolto all’uomo di tutti i tempi a lasciarsi leggere da Dio e non dal mondo. E’ una testimonianza del primato di Cristo, che indica la direzione verso cui deve orientarsi la persona di fede.
Come Cristo, il monaco è colui che è obbediente, ma anche colui che serve. E poiché il Cristo Servo è pure il Cristo Risorto, allora anche il monaco ha la speranza della vita eterna dopo la morte e vive già sin da ora, qui in terra, una vita da figlio di Dio.
La vita piena e realizzata di chi è aperto all’amore e alla comunione con Cristo e con la Chiesa.
Questo messaggio viene accolto da tutti coloro che vogliono avere il “cuore docile”, ossia che desiderano fare la volontà di Dio, così come Gesù per tutta la sua vita fece la volontà del Padre.
Coloro che ascoltano la Parola e la mettono in pratica sono i veri figli del Regno, quelli che sono disposti a tutto, anche al sacrificio di sé fino a dare la vita, pur di testimoniare il Vangelo.
