
«Eccomi»
RB Prologo 18
Il giorno 19 marzo 2026 a 91 anni di età,
71 di vita monastica e 69 di Professione Monastica
Sr. M. Emanuela Loro (Gemma) O.S.B.
ha concluso la sua lunga e operosa vita.
Sr. Emanuela Loro (Gemma), è nata a Ramodipalo (RO) il 9 dicembre 1934, ottava di 12 figli, da una famiglia profondamente cristiana. La sua infanzia è trascorsa serena, nonostante la sua salute gracile, tanto che, alla nascita, si temeva non potesse sopravvivere.
Alla tenera età di 5 anni e mezzo ricevette la prima Comunione: per tutta la vita rimarrà indelebile quanto provò nel suo cuore in quel primo incontro con Gesù! Ancora minorenne, ma ormai certa della sua chiamata alla vita contemplativa, con il consenso della mamma ormai vedova, l’11 settembre 1954 fece l’ingresso nel nostro Monastero.
Inizia il Noviziato, che trascorre nei tempi regolari; il fisico gracile, sotto l’occhio attento e buono della Madre Maestra Irma Gamba, inizia a temprarsi e a rinforzarsi. Riceve l’abito monastico il 29 giugno 1955 insieme al nome nuovo. Desiderava tanto il nome di Emanuela, ma la Madre Maestra, per provarla, le diceva: ‘un nome così bello a te? Non credo che lo riceverai!’ E invece … ! Emise la Professione Temporanea il 2 luglio 1956, la Professione Solenne il 2 luglio1959: allora in questa data si celebrava la festa della Visitazione.
Ebbe del coraggio! Infatti, l’edificio del Monastero durante la Seconda Guerra Mondiale era stato in parte dato in uso ai militari e, per evitare contatti con loro, molte delle finestre e aperture erano state murate e ancora erano tali: una desolazione! Rimase in cucina per 25 anni, prima come aiutante, poi come dispensiera, alternando una settimana in cucina e una come portinaia. Poi, attrezzato un laboratorio di Legatoria anche per l’esterno, ne fu l’abile e solerte responsabile. Ha lavorato anche in guardaroba, e un poco anche in sagrestia. Per moltissimi anni è stata la Depositaria dei risparmi della Comunità. Di carattere ordinato e meticoloso, ha svolto tutte queste mansioni con esagerata precisione e diligenza! Questi doni la rendevano esigente con le sorelle, e accentuavano la sua natura impaziente e sbrigativa: di questi difetti si è sempre accusata tutta la vita. Si doleva, infatti, di essere motivo di sofferenza alle consorelle e si consolava nel dire che le aiutava a santificarsi! Tuttavia, se era scrupolosa nell’eseguire il lavoro materiale, ancor più lo era nella vita spirituale.
A 40 anni iniziarono disturbi alle anche: nel tempo subì 7 interventi chirurgici, in alcuni casi con l’immobilità assoluta mediante un apparecchio gessato, dalle braccia fino ai piedi, per 4 mesi. Con la deambulazione ormai difficoltosa e possibile solo con l’ausilio delle stampelle, rimase a lavorare in sartoria.
Dopo una brutta caduta, dal 2020 ha dovuto accettare di essere accompagnata con la sedia a rotelle: si dispiaceva di essere ulteriormente di peso alla comunità. Il Signore, però, chiedeva al suo animo profondamente di preghiera, un sacrificio ancora più grande: quello di non poter essere sempre presente in Coro e poi, negli anni seguenti, fino a dover ascoltare tutta la liturgia mediante il collegamento tra infermeria e Coro. Alla mattina, però, immancabilmente, con uno zelo veramente edificante, prima dell’inizio di mattutino la si trovava già pronta con tutti i libri e fogli e foglietti di sussidio accanto a sé, per non perdere nulla della liturgia. Lungo la giornata, nonostante il sacrificio fisico, ha sempre cercato di arrangiarsi da sola per sollevare le sorelle. Puntuale, sempre con qualche minuto di anticipo, la si trovava già fuori dalla porta della cella per far perdere meno tempo a chi l’accompagnava per scendere agli atti comuni. Per trovarsi a pregare nella verità, un po’ per scrupolo, un po’ per virtù, era incapace di restare non in pace con tutte, e dopo piccoli screzi – quasi sempre dovuti all’aggravarsi della sordità che le faceva capire una cosa per l’altra – era sempre pronta a riconciliarsi.
Il suo sguardo lungimirante la rendeva una buona consigliera per la Madre. Ormai anziana, esortava a rimanere fedeli alla preghiera monastica, affinché il Signore provvedesse per i lavori da eseguire e esaudisse la preghiera per le vocazioni. Concludeva: il Signore provvederà.
Negli ultimi anni è stata tormentata da una prolungata aridità interiore, con dubbi di fede; confidava alla Madre che una voce le diceva: ‘ci sarà il Paradiso? Cosa perdi tempo a pregare? Nessuno ti ascolta!’ … dubbi ai quali rispondeva con atti di fede: ‘io credo!’ E li offriva per tante anime in ricerca di Dio, per i sacerdoti e per le vocazioni.
Veramente in lei l’amore alla comunità e alla vita monastica era veramente grande: per fede ricominciava da capo ogni mattina, nonostante i tanti disturbi. La sua domanda di rito si levava ogni giorno: c’è l’incontro, la ricreazione stasera? Quando non le fu più possibile essere presente, con dolore diceva: ‘senza vita comune, perdo tutto!’ Ma, proprio per la sua grande capacità di superamento, accettò anche questa limitazione che le imponeva di rimanere sempre in cella.
Gli ultimi giorni le forze sono sempre più diminuite. Ora i suoi occhi azzurri incontrano lo sguardo del Signore tanto amato e desiderato. Riposi in pace e vegli su di noi!
La Madre Abbadessa e la Comunità.
Ferrara, 19 marzo 2026