
«Deo Gratias»
Il giorno 19 ottobre 2024 a 84 anni di età,
64 di vita monastica e 62 di Professione Monastica
Sr. M. Federica (Ivana) Coltro O.S.B.
ha concluso la sua lunga e operosa vita.
Nata a Coriano Veronese il 23 agosto 1940 da una famiglia di buoni principi cristiani, era la maggiore e aveva 3 fratelli. Per aiutare un poco la famiglia, la piccola Ivana già da bambina fu impegnata ad imparare l’arte della sartoria.
Fin da giovane avvertì la chiamata del Signore.
A Belfiore, paese vicino al suo, era Parroco Don Luigi Bosio, oggi Venerabile, che le fu di molto aiuto come guida spirituale. Già all’età di 16 anni tutte le mattine alle ore 5 era solita portarsi in bicicletta fino a Belfiore per partecipare alla S. Messa che, nelle feste, era cantata in gregoriano. La domenica pomeriggio, si recava ancora a Belfiore attratta dal canto del Vespro, sempre eseguito con melodie gregoriane.
A 20 anni con il consenso dei genitori, l’8 ottobre 1960 entrò nel nostro Monastero in Ferrara. Trascorse il tempo del Noviziato serenamente e con serio impegno. Ricevette l’abito monastico e, in ricordo di Mons. Federico Bellati, il nome nuovo, l’8 ottobre 1961; emise la Prrofessione Temporanea il 20 agosto 1962 e la solenne il 21 agosto 1965. La sua vocazione fu provata poco dopo: morendo improvvisamente la mamma, i fratelli, tutti più giovani di lei, insieme al papà vennero al Monastero chiedendole di tornare a casa per rientrare in famiglia. Pur soffrendo molto in questa penosa situazione, ma confidando nell’aiuto del Signore, rimase ferma nella scelta fatta e, senza tentennamenti, affidò i suoi cari al Signore. E loro si sono affezionati così tanto alla comunità da prestarsi spesso per lavori vari da eseguirsi in Monastero.
Era dotata di una bella voce che volentieri metteva a disposizione per la lode di Dio. Per molti anni è stata un elemento portante nella schola della comunità. Già assistita in Infermeria, la sorella che la mattina la accudiva, la svegliava cantandole Benedicamus Domino e lei, aprendo gli occhi, rispondeva pure cantando Deo Gratias!
Di carattere un poco ostinato, a tratti impaziente – il suo papà la chiamava ‘Ivanetta la nervosetta’ – era di animo molto generoso e non si è mai risparmiata quando in comunità c’era necessità di aiutare altre sorelle. Subì ancora giovane un grave intervento, sopportando con virtù la sofferenza senza lamentarsi.
Superata la convalescenza, riprese il suo consueto lavoro con grande generosità.
Le venne affidato il lavoro di Foresteraria per la sua precisione e pulizia, ma anche per la sua discrezione e il suo delicato riserbo nell’accostare le persone. Sobria nel parlare, aveva però delle espressioni molto efficaci. A chi, salutandola, le diceva: ‘Buonanotte, a domani’, rispondeva: ‘a domani, se il Signore non passa stanotte a prenderci!’ A settimane alterne aveva il turno in cucina come aiutante e si occupava anche del vigneto e la produzione del vino ‘casalingo’ e per la Messa. Memorabile la sua incapacità a travasare il vino: riusciva sempre a berne un po’ quando lo ‘tirava’ dalla damigiana e, un po’ disperata, diceva: ‘mi ubriaco’.
Sagrestana impeccabile, ha sempre mantenuto i lini, le tovaglie di altare e i paramenti in perfetto ordine: nessuna sapeva piegare meglio di lei i camici! Soprattutto in modo lodevole ha servito la comunità come responsabile della Sartoria: capace ed abile a cucire fin da bambina, ha svolto questo compito con dedizione e precisione fino a 70 anni, quando sono iniziati i segni di un Alzheimer precoce. Perdeva gli occhiali, lasciati qua e là, ma rassicurava le sorelle: ‘in casa ci sono e poiché non è roba che si mangia, li ritroveremo!’
Di animo mite ha vissuto sottomessa, sempre remissiva e compiaciente pur di non dispiacere chi le chiedeva qualcosa. E questa sua dote si è maggiormente svelata proprio negli ultimi 10 anni di malattia. Ripeteva spesso Deo Gratias, mettendo sempre l’altro al primo posto. Ha avuto necessità di essere aiutata in tutto, ma la sua vita senza esigenze, è rimasta tale anche da malata: tutto andava sempre bene. Le sorelle che per tanti anni le sono state accanto, possono dire che la fatica era relativa, poiché diventava piacevole accudirla. Il decadimento cerebrale, lasciava il posto soltanto alla preghiera e al lavoro: naturalmente congiungeva
le mani nel sentire la preghiera della comunità in coro, mentre il giorno lo trascorreva ancora credendo di cucire le tonache per le ‘mie sorelle che rompono tutto’ come i miei fratelli da bambini.
Il giorno 19 ottobre, anniversario della morte del suo papà, il Signore è venuta a prenderla per trapiantare questo tesoro in cielo.
La Madre Abbadessa e la Comunità.
Ferrara, 19 ottobre 2024