«Eccomi»
(RB Prologo,18)

Il giorno 7 ottobre 2022 a 90 anni di età,
66 di vita monastica e 63 di Professione Monastica

ha concluso la sua lunga e operosa vita.


Era nata a Oneta (BG) il 11 gennaio 1932 in una semplice famiglia di montagna. Da piccina aveva contratto una meningoencefalite che, grazie a Dio, avere leso poco le sue capacità di apprendimento intellettuale. Tuttavia la sua mamma non aveva accettato con piena serenità la sua condizione senza nasconderlo alla piccola Angela, che ne soffriva; per questo spesso, più del necessario, si allontanava da casa per portare al pascolo le pecore che la famiglia allevava. Lì, a contatto con la natura, trovava ristoro da ogni amarezza. Di temperamento gioioso e socievole, di bell’aspetto, poteva essere facile ‘preda’ di giovani di non rette intenzioni. Ma la Provvidenza che custodisce ogni suo figlio, vegliava su di lei. Accadde che una sorella della nostra Comunità – Sr. Rosaria Zambon, affetta da Tubercolosi polmonare contratta in campo di concentramento nazista – avendo bisogno di aria di montagna fu ospitata dai famigliari di un’altra sorella che pure abitavano ad Oneta. Conobbe Angela la quale, come la vide le stette sempre vicina dicendole: ‘io vengo con te!’ La sorella non sapendo come fare, espose la situazione alla Madre Abbadessa che le rispose: ‘al ritorno portala con te.’ Così Angela, non senza nostalgia per i monti e tutti gli animali che erano i suoi abituali compagni, si mise in viaggio verso Ferrara. E sul treno, al vedere qualche gregge esclamava: ‘le pecore!’
In Comunità, accolta come conversa il 23 settembre 1956, si è sempre mostrata servizievole in tutto: dove c’era bisogno andava con tutta semplicità e carità. Vestì l’abito monastico il 19 marzo 1958 e ricevette il nome di Sr. M. Giacinta: le piaceva questo nome per le immagini che vedeva della Madonna e dei pastorelli di Fatima; questo nome da lei amato si adattava bene alla sua piccolezza offerta. Emise la Professione Temporanea 17 settembre 1959 e i voti solenni il 17 settembre 1962.
La sua natura un po’ cocciuta e orgogliosa, mal si piegava a qualche rimprovero, ma se la si sapeva prendere con dolcezza, diventava arrendevole. È stata di aiuto in cucina per cinquanta anni, alzandosi prima di tutte per far trovare alle sorelle qualcosa di caldo da bere prima di Mattutino, ma è stata preziosa anche in lavanderia e in guardaroba. Si occupava poi del pollaio e con aria trionfante portava in cucina le uova fresche. Accudiva le galline come le sue pecorine di un tempo e dopo averle lasciate ‘pascolare’ nell’Orto, con un bastoncino in mano le invitata a rientrare. Ha sempre e solo servito la comunità. Ancora negli ultimi giorni della sua vita, suo unico pensiero era poter andare al ‘secchiaio’ per la lavatura dei piatti e delle pentole. Di fatto stava seduta lì insieme alle sorelle, ma per lei era tutto, la sua realizzazione. Tuttavia incarnava molto bene l’ora et labora’ benedettino: infatti, anche la preghiera era per lei un grande richiamo. Aveva imparato tutto a memoria e fino all’ultimo bisognava invitarla a moderare la sua voce squillante che si univa al Coro per il canto gregoriano. Di carattere buono e affettuoso, se capiva che una sorella aveva bisogno, subito si offriva di portare il suo aiuto materiale o di sostenerla con la recita del S. Rosario. Per sé stessa, invece, difficilmente sapeva dire: ‘non sto bene’; bisognava intuirlo, ma grazie a Dio ha sempre goduto di buona salute.
Fortemente sentiva di appartenere alla Comunità e lo dimostrava in svariati modi: in Refettorio, mentre si usciva in processione, se la Madre dopo aver allungato un po’ il passo, si fermava ad aspettare, si sentiva la sua vocina dire: ‘stia tranquilla, Madre, siamo tutte qui, dietro a lei’.
Da molti anni era senza denti, ma nella sua bocca la dentiera non voleva rimanere; questo aspetto da ‘nonnina’ le donava un sorriso accattivante, unito ad uno sguardo semplice e profondo. Ancora presente a Mattutino fino a qualche settimana fa’, ultimamente la vedevamo consumarsi come una candelina, bisognosa di ogni cura, ma ancora capace di scusarsi a suo modo: «mi scusi se la faccio ‘combattere’». E sempre ringraziava: ‘tante grazie!’ Ripeteva spesso, come per lasciare un testamento: ‘dobbiamo volerci bene, perché è per questo che siamo venute qui!’
Quando la si chiamava, sempre rispondeva: ‘Eccomi’. Il giorno 7 ottobre, memoria della Madonna del S. Rosario, ha detto il suo ultimo e definitivo ‘Eccomi’. Ora, condotta per mano dalla Madonna da lei sempre tanto amata, riposi nella pace del Signore.

La Madre Abbadessa e la Comunità
Ferrara, Monastero «Sant’Antonio Abate», 8 ottobre 2022