GIOVEDI’ V SETTIMANA T.P. 2026

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PENSIERO DELLA MADRE

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Giovedì 7 maggio

Dal Vangelo secondo Giovanni 15, 9-11
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena».

Ancora Gesù parla ai suoi discepoli: Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Queste parole sono pronunziate da Gesù al momento dell’Ultima Cena e sono come il suo testamento spirituale. Rimanere nell’amore del Padre significa accettare la sua volontà momento per momento, così come si presenta. Gesù non si aspetta grandi imprese: conosce e predilige i più piccoli che da soli si sentono incapaci.
Quando Gesù ci parla di ‘rimanere nel suo Amore’ abbiamo la sensazione che il Signore ci chieda di compiere qualcosa di statico, come se quel verbo ‘rimanere’ ci comunicasse che dobbiamo stare con i piedi fermi, ben ancorati per terra, come per paura di staccarci da un ambito che ci comunica sicurezza. Invece questo rimanere ci offre il dono della libertà e della intraprendenza nella fede, priva di paure. È la condizione per portare frutto. Cosa fa’ chi rimane in Cristo? Impara ad amare. Prima però deve restare unito a Lui, deve ‘rimanere’.
Amare ci richiama alla memoria il senso del dovere, ci fa ricordare quanto abbiamo imparato da piccini, ossia ai doveri dei dieci comandamenti, ad una lista di precetti, dimenticando che per il Signore tutto va racchiuso nell’unico insegnamento, quello di amare. Spesso per noi qual è la dinamica? Osserviamo i comandamenti perché amiamo o amiamo perché i comandamenti ce lo impongono? L’Amore non può essere costretto o forzato o obbligato, perché l’Amore è libero da qualsiasi condizionamento e sta al principio del nostro agire rischiarando il cammino della vita. Tuttavia, se non mettiamo in pratica i comandamenti, noi soffochiamo l’Amore, dicendo solo delle parole e non compiendo gesti concreti. Noi, invece, riconosciamo a Dio il primo e unico posto, cedendogli il timone della nostra vita.
Ed ecco l’altra parola di consolazione di oggi: Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Affermando questo, il Signore ci chiede di essere molto vigilanti. Ci fa un dono grande, quello della gioia, e desidera che sia piena. Il nemico dell’uomo tenta di rubarla, la gioia. Ci butta polvere addosso, si infiltra in ogni piccola fessura; non lanciamo neppure uno sguardo a quei fugaci moti di orgoglio, di amor proprio, di delusione nelle aspettative, affinché non diventino delle seduzioni del cuore: il nemico cerca di insudiciarci l’anima e portarle via il candore della grazia e rapirci il gaudio dello spirito. Contro un cuore stabile nella gioia, il nemico non può nulla. Lui è la tristezza, è il buio e non sopporta la felicità, la luce. Chi è un po’ desolato, afflitto e sconsolato, è facile preda e la tristezza lo avvolge. Per venirne fuori, si accontenta della gioie passeggere, delle frivolezze, di un appagamento momentaneo. È così, lo sappiamo, ma quando certi momenti di calo di umore anche fisico oltre che spirituale, ci assalgono, come fare? I santi ci insegnano che bisogna correre a pregare per mettersi al sicuro. Allora gusteremo la dolcezza che si prova quando ci si affida al Signore.
O Signore, succede, può succedere, che non riusciamo a tenere un livello di gioia costante nelle varie stagioni della vita, nelle varie prove della vita, a volte molto dure. Insegnaci a guardarci allo specchio dell’eternità, a contemplare la gloria di Dio e saremo trasformati, perché avremo la conferma che siamo fortemente amati, nonostante la nostra miseria: veramente la Tua misericordia non si esaurisce mai! Donaci la grazia di saperla accogliere. E così sia!


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