VENERDI’ V SETTIMANA T.P. 2026

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PENSIERO DELLA MADRE

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Venerdì 8 maggio

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,12-17
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Un Vangelo quello di oggi che siamo molto abituati ad ascoltare e che rischia di non colpire più l’attenzione mentale e non ferire di compunzione il nostro animo. Ci chiede una cosa non da poco: imitare Dio che ci ha tanto amati. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Il Signore non ci ordina di amare, poiché l’amore non si può comandare. Questa parola non ci incute paura, poiché non vuole dire: se non fai così vai all’Inferno!, ma ci apre un orizzonte nuovo, ci crea nuovi e ci indica una strada nuova da intraprendere. È un compito difficile, perché ci sollecita a imitare Dio mediante la legge della grazia, che rimane una legge a cui sottostare, anche se una legge non gravosa, perché soave, di grazia, appunto.
Come ama Dio? Chiediamocelo. Ama l’uomo più di se stesso, Lui, che è al di sopra di ogni creatura, si china su di noi, raccoglie il nostro peccato e fa sua la nostra condanna. Cosa ci chiede? Di amarci gli uni gli altri, non solo quando ci viene spontaneamente, per affinità di carattere, di cultura, ma di amarci ‘divinamente’, prendendoci cura di chi è nostro prossimo con seria determinazione, con virtù, ossia con forza spirituale, scegliendo di saper morire per l’altro. Dice infatti il Vangelo: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Oh, che guaio! Come riusciremo a compiere questo? Solo cambiando noi stessi senza pretendere che cambino gli altri! Occorre uno sforzo inizialmente grande: quello di non concedere spazio ai lacci che il mondo ci lancia addosso per accalappiarci. Potremo vincere se terremo gli occhi ben aperti, consapevoli delle seduzioni che il mondo propone, bene attenti a evitarle, poiché lo sguardo non indugia su di esse, ma è fisso al Signore, Colui che per puro amore si è donato a noi gratuitamente. Allora potremo gustare la dolcezza che il volersi bene comunica al cuore: è una dolcezza segreta, tutta personale, con un sapore non identificabile con altro, eppure certa ed evidente. La si conquista ponendosi davanti al mistero dell’eternità che, contemplato, ci riveste della Gloria di Dio.
La nostra boria ci fa dire che scegliamo noi se vogliamo o no essere del Signore; eppure, una cosa è certa e oggi il Signore ce la ripete: Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi. È venuto a cercarci per mari e per monti e finché non ha ritrovato ogni sua creatura, resa fratello e sorella con la sua Passione, non si dà pace. Chiediamogli di riuscire a guardarci con gli occhi giusti, per giungere ad avere pietà non degli altri, ma anzitutto di noi stessi. La misericordia passa per questa strada. Ci occorre tanta mitezza.
O Signore, desideriamo relazioni buone e fraterne, ma per un nulla subito vacilliamo: dimentichiamo che il cuore umano non genera amore da se stesso, ma solo mettendo in atto quel ‘come io ho amato voi’. Concedici di saper far giungere l’amore là dove ce n’è bisogno, consapevole che solo se riempio il mio cuore di amore, potrò trovare la forza di amare chi mi sta accanto. E così sia!


Un seme al giorno è un’iniziativa diocesana
di meditazioni sul Vangelo del giorno
nei tempi forti
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