vita di comunità

Vita comune

“Tutto sia comune a tutti”

Così si esprime la Regola benedettina (RB): «Tutto sia comune a tutti» (cf. RB c. 33,6) e «Venga distribuito a ciascuno secondo il bisogno» (cf. RB c. 34,1).
In Monastero la regola della condivisione, ripresa dalla primitiva comunità cristiana di Gerusalemme (cf. At 2,42-47) è ben diversa dalla regola di condivisione secondo il contributo di ciascuno – come è nella società moderna – o anche dalla regola della condivisione per mezzo di un salario secondo il lavoro di ognuno. Non si tratta solo di usufruire comunitariamente di beni o oggetti, ma anche di condividere i pasti (cf. RB cc. 39-41), la cura dei malati (cf. RB c. 36), lo scambio di aiuto reciproco. Si estende non solo al rispetto di cose e di oggetti che sono messi in comune (cf. RB c. 32), ma si traduce nella capacità di saper ringraziare e di essere contento di quello che si riceve, (cf. RB cc. 7.33.34), sapendosi necessariamente attenere all’essenziale e accontentarsi di poco (cf. RB cc. 54-55). Non solo si condividono le ricchezze e i doni di natura e di grazia dei fratelli e delle sorelle, ma si portano insieme le debolezze e le povertà (cf. RB cc. 69-72).
Nella vita comune, il fondamento più solido della comunità è la misericordia (cf. cc. 23-29): essa è la capacità di accogliersi e di perdonarsi reciprocamente, nella consapevolezza di non essere santi, ma peccatori continuamente perdonati da Dio e dai fratelli. In comunità, la misericordia diventa lo sguardo buono con cui guardiamo le colpe del fratello, con il sincero desiderio di risollevare, di guarire il fratello, ri-accogliendolo ogni volta che sbaglia, accettandolo così come egli è, per crescere insieme con la forza di un amore che non deriva semplicemente dalla nostra capacità di relazionarsi, ma viene continuamente rigenerato dallo Spirito Santo, sempre elargito a chi lo chiede nella preghiera. Tutto questo San Benedetto lo compendia chiedendo ai monaci di coltivare incessantemente con il più fervente amore lo “zelo buono”, che attua la piena fraternità e la fa crescere nel timore di Dio e nella totale dedizione ai fratelli: “Essi dunque, si prevengano nello stimarsi a vicenda; sopportino con instancabile pazienza le loro infermità fisiche e morali; facciano a gara nello stimarsi a vicenda; nessuno cerchi il proprio vantaggio, ma quello degli altri; amino con cuore casto tutti i fratelli; temano Dio con trasporto d’amore; vogliano bene al loro abate dimostrandogli una carità umile e sincera; nulla antepongano al Cristo; ed Egli ci conduca tutti insieme alla Vita Eterna” (RB 72).